Ferite vecchie di una vita

Artù abbaia nella nebbia
qualcosa gli fa male dentro
vede solo ombre
e non sa cos'è la morte.
Vive di odori
unica cosa illesa,
che dal suo solo occhio
piantato in mezzo al muso
gli attraversano il cervello
come colori puzzolenti.

Fuori dai nostri orti di sabbia
giovani avidi d'acqua
mangiano plastica selezionata
e quel po' di cattiveria
rimasta anche oggi
qui
e nell'aria
non farà star meglio
neanche i giardini dentro i cuori.

La timidezza
come un monte lunare
schiaccia impietosa gli orizzonti.
Chi arriva qui
come un nero re magio
porta un po' del suo dolore.
Chi va via
lascia un po' del suo dolore,
non c'è nulla a parte me
sembra dire
nulla
a parte il mio disagio.

Mentre là fuori
un mondo attonito e avvelenato
continua ad ingoiare
sadismo, eros e cocacola.

Nel circo di tutti i giorni
trapezzisti stronzi e pretenziosi
pensan d'esser coraggiosi
e con la promessa di uno schianto
tenuta stretta tra le dita
mostran spavaldi come un vanto,
ferite vecchie di una vita.

Pilgrimage


Pilgrimage è un bel film, crudo, duro e senza troppi fronzoli.
Godibile e guardabile fino alla fine.

Pilgrimage is a good movie, raw and hard, with no frills.
I enjoy it until the end.
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Il vero premio di chi ha vinto

...E le zanzare volan via
con quel poco di me denso.

Sotto il portico
col sole di luglio incastrato tra le palpebre
chiudo il libro tra le mani
e indeciso come sempre,
penso...
Sarà un momento di pietà
(via via sempre meno estatica)
o la noia d'esser soli
il vero premio di chi ha vinto?


The real prize of the winners

..And mosquitoes fly away
carrying that little of me dense.

Below the porch
the sun of july stuck between my eyelids
I close the book in my hand
undecided as always,
And I think..
Could be a moment of pity
(increasingly less ecstatic)
or the boredom of being alone
the real prize of the winners?





“vivrà riempiendo il proprio tempo degli strumenti innaturali che gli consentono di vivere”
M. Domina
Come l'elefante

Appoggiandoti sull'erba
come pensiero senza ego
impara a respirar di nuovo.
Raggiunti i recessi della terra,
stai lontano
dagli occhi e dalle lingue.
Abbandona
te
le scimmie
i corpi
e le montagne.

.

...E quando espiri
lasciati svanire
impara a morir solo
come l'elefante.

Mia sorella

L'anno in cui tornai dall'ultimo dei miei lavori stagionali all'estero, appena arrivato andai a prendere Ilaria alla scuola elementare. La vidi mentre usciva, era piccola come la sua cartella rossa, aveva le labbra cicciotte e quella luce intorno che hanno i cuccioli quando bevono il mondo con gli occhi. Questo scoiattolo non mi aspettava e quando mi vide corse verso di me, mi saltò in braccio felice di vedermi ed io scoppiai a piangere come uno scemo.
Per fortuna era Torino e l'indifferenza del mondo, una volta tanto, mi tornò utile.
Piansi per cinque minuti tra quei capelli fini. Lei si accorse che qualcosa non andava, ma non volevo mi vedesse così, quindi strinsi il mio abbraccio e nascosi la mia vergogna di esistere tra il suo piccolo collo e il mio.
Come sempre ero stato vessato, sfruttato, mal pagato, ferito, umiliato e sbattuto fuori (nel deserto egiziano stavolta!). L'ultimo dei miei lavori in piena era Berlusconiana si rivelò l'ennesima schifezza.
A peggiorare le cose c'era l'età, avevo superato quella in cui puoi fingere di fare un mestiere da giovane, se così vogliamo chiamare 500 euro al mese più vitto e alloggio, lavorando 15 ore al giorno.
I miei genitori mi spingevano come sempre verso il fuori, probabilmente esausti della mia presenza apatica e lamentosa, verso qualsiasi straccio di pseudo-lavoro con la scusa del "ti dai da fare e poi ti promuoveranno", oppure "intanto comincia con quello poi si vede". Andava sempre a finire che tornavo a casa (la mia se ce l'avevo ancora o la loro) sconfitto dal denaro e dal dogma della nuova religione che tutti sembravano aver capito tranne me: il profitto personale prima di tutto.

L'amore prezioso di una bambina è stato la mia medicina segreta per diverso tempo, la pura gioia di quel momento è uno dei pochi ricordi che conservo. Lei era lì, io ero lì e nessuno giudicava nessuno.
Voglio molto bene ad Ilaria e vederla crescere è stato uno dei pochi privilegi della mia vita. Mi perdo in discussioni infinite con lei al telefono, credendo che siano un'arma per aiutarla a conquistare l'indipendenza che io, alla sua età, non seppi trovare.
La mia speranza (categoria che odio) è che lei non corra dietro a miraggi, che non si faccia incastrare troppo dai corpi degli altri o dal suo.
C'è un mondo intero da vedere e persone meravigliose da incontrare e se ne incontrasse di brutte, questo viaggio sopravvalutatato che chiamiamo vita, concederà a me e a lei, il più grande di tutti i benefici, quello di esserci solo per le persone che ci amano.
Neal Brennan: 3 Mics


La parte peggiore di ogni opera artistica è quella che ci manca, quei pezzi di vita dell'autore che ci aiuterebbero a capire e contestualizzare il percorso che lo ha portato fin qui.
Neal Brennan si spacca in tre rimanendo se stesso. Nel primo microfono un c'è un omaggio alla old school della stand up comedy, nel microfono di mezzo c'è la sua vita raccontata senza filtri e a destra ci sono i fuochi d'artificio, l'uomo che egli è oggi diventato, il comico sublime, il regista, il front stage man.
Il mix  di questo spettacolo è così prorompente da risultare eccezionale, la commozione e la comicità si fondono così bene da regalarci attimi di puro intrattenimento e gioia.
Bravo Neal.

The worst part of all artistic work is that we are missing, some piece of the author's life that would help us understand and contextualize the path that brought him this far.
Neal Brennan splits but remaining himself. The first microphone is a homage to the old school of stand up comedy, the center microphone is Neal Brennan's life without filters, and the third microphone are pure fireworks, the man he has become, the sublime comedian, director and the front stage man.
The mix is perfect, exuberant, exceptional, emotion and humor blend so well that give us pure moments of entertainment and joy.
Bravo Neal.