Il vero premio di chi ha vinto

...E le zanzare volan via
con quel poco di me denso.

Sotto il portico
col sole di luglio incastrato tra le palpebre
chiudo il libro tra le mani
e indeciso come sempre,
penso...
Sarà un momento di pietà
(via via sempre meno estatica)
o la noia d'esser soli
il vero premio di chi ha vinto?


The real prize of the winners

..And mosquitoes fly away
carrying that little of me dense.

Below the porch
the sun of july stuck between my eyelids
I close the book in my hand
undecided as always,
And I think..
Could be a moment of pity
(increasingly less ecstatic)
or the boredom of being alone
the real prize of the winners?





“vivrà riempiendo il proprio tempo degli strumenti innaturali che gli consentono di vivere”
M. Domina
Come l'elefante

Appoggiandoti sull'erba
come pensiero senza ego
impara a respirar di nuovo.
Raggiunti i recessi della terra,
stai lontano
dagli occhi e dalle lingue.
Abbandona
te
le scimmie
i corpi
e le montagne.

.

...E quando espiri
lasciati svanire
appartati,
per sempre
come l'elefante.

Mia sorella

L'anno in cui tornai dall'ultimo dei miei lavori stagionali all'estero, appena arrivato andai a prendere Ilaria alla scuola elementare. La vidi mentre usciva, era piccola come la sua cartella rossa, aveva le labbra cicciotte e quella luce intorno che hanno i cuccioli quando bevono il mondo con gli occhi. Questo scoiattolo non mi aspettava e quando mi vide corse verso di me, mi saltò in braccio felice di vedermi ed io scoppiai a piangere come uno scemo.
Per fortuna era Torino e l'indifferenza del mondo, una volta tanto, mi tornò utile.
Piansi per cinque minuti tra quei capelli fini. Lei si accorse che qualcosa non andava, ma non volevo mi vedesse così, quindi strinsi il mio abbraccio e nascosi la mia vergogna di esistere tra il suo piccolo collo e il mio.
Come sempre ero stato vessato, sfruttato, mal pagato, ferito, umiliato e sbattuto fuori (nel deserto egiziano stavolta!). L'ultimo dei miei lavori in piena era Berlusconiana si rivelò l'ennesima schifezza.
A peggiorare le cose c'era l'età, avevo superato quella in cui puoi fingere di fare un mestiere da giovane, se così vogliamo chiamare 500 euro al mese più vitto e alloggio, lavorando 15 ore al giorno.
I miei genitori mi spingevano come sempre verso il fuori, probabilmente esausti della mia presenza apatica e lamentosa, verso qualsiasi straccio di pseudo-lavoro con la scusa del "ti dai da fare e poi ti promuoveranno", oppure "intanto comincia con quello poi si vede". Andava sempre a finire che tornavo a casa (la mia se ce l'avevo ancora o la loro) sconfitto dal denaro e dal dogma della nuova religione che tutti sembravano aver capito tranne me: il profitto personale prima di tutto.

L'amore prezioso di una bambina è stato la mia medicina segreta per diverso tempo, la pura gioia di quel momento è uno dei pochi ricordi che conservo. Lei era lì, io ero lì e nessuno giudicava nessuno.
Voglio molto bene ad Ilaria e vederla crescere è stato uno dei pochi privilegi della mia vita. Mi perdo in discussioni infinite con lei al telefono, credendo che siano un'arma per aiutarla a conquistare l'indipendenza che io, alla sua età, non seppi trovare.
La mia speranza (categoria che odio) è che lei non corra dietro a miraggi, che non si faccia incastrare troppo dai corpi degli altri o dal suo.
C'è un mondo intero da vedere e persone meravigliose da incontrare e se ne incontrasse di brutte, questo viaggio sopravvalutatato che chiamiamo vita, concederà a me e a lei, il più grande di tutti i benefici, quello di esserci solo per le persone che ci amano.
Neal Brennan: 3 Mics


La parte peggiore di ogni opera artistica è quella che ci manca, quei pezzi di vita dell'autore che ci aiuterebbero a capire e contestualizzare il percorso che lo ha portato fin qui.
Neal Brennan si spacca in tre rimanendo se stesso. Nel primo microfono un c'è un omaggio alla old school della stand up comedy, nel microfono di mezzo c'è la sua vita raccontata senza filtri e a destra ci sono i fuochi d'artificio, l'uomo che egli è oggi diventato, il comico sublime, il regista, il front stage man.
Il mix  di questo spettacolo è così prorompente da risultare eccezionale, la commozione e la comicità si fondono così bene da regalarci attimi di puro intrattenimento e gioia.
Bravo Neal.

The worst part of all artistic work is that we are missing, some piece of the author's life that would help us understand and contextualize the path that brought him this far.
Neal Brennan splits but remaining himself. The first microphone is a homage to the old school of stand up comedy, the center microphone is Neal Brennan's life without filters, and the third microphone are pure fireworks, the man he has become, the sublime comedian, director and the front stage man.
The mix is perfect, exuberant, exceptional, emotion and humor blend so well that give us pure moments of entertainment and joy.
Bravo Neal.
Se lo spazio virtuale disintegra il corpo e la fissa dimora
(scroll down the page for poor english version)


La frammentazione del reale è un altro dei fattori della modernità che giocano a favore del capitale, che concorrono cioè all'arricchimento personale di pochissime persone, ma vediamo come.
Diversamente dai più, esistono persone che nel mondo reale ci vivono davvero, che possono godere con il proprio corpo e non attraverso una periferica esterna, o ammirare panorami spettacolari dal vivo direttamente da casa loro, ogni volta che lo desiderano.
Quanto più il corpo è vivo nel mondo reale, tanto meno è servo degli oggetti tecnologici mediatori della realtà.
L'uomo comune sta diventando abitatore dei grandi spazi virtuali, ma c'è chi abita altrettanto grandi spazi architettonici e reali (spesso senza neanche troppi monitor o schermi TV in giro per le stanze).
La realtà necessita di disgregarsi in particelle minuscole, perché ognuna di queste possa essere vendibile. Gli ambienti multipli di quella che noi chiamiamo casa, si stanno per sgretolare e presto potrebbero finire risucchiati nel buco nero dello schermo.


La macchina metropolitana è affamata di corpi, li attira a se ma non è più in grado di gestirli. Noi non siamo stati capaci d'interpretare i cambiamenti che abbiamo generato, il nostro disagio non è che un sintomo di tutto questo.
Le città moderne sono un'accozzaglia di stili architettonici, schiacciati e ammassati uno sull'altro come wafer semi-sbriciolati, agglomerati urbani invasi da strade e vie, circondati da chilometri di autostrade, questi percorsi sono studiati e funzionali più che altro alla circolazione di veicoli e merci. Il corpo quindi si adegua e diventa esso stesso merce, da trasportare per l'uso esclusivo che deve farne il capitale, corpi da consumare attraverso il lavoro subordinato e da trascinare verso le principali sedi di consumo, le mille bocche della città.
Il lavoro però si assottiglia fino a scomparire, perché è stato tutto prodotto ed è tutto invenduto, tranne quel po' di corpo (soprattutto giovane) che rimane da svendere a poco prezzo. In questo caso quindi il corpo deve muoversi da tutto il mondo, con aerei, treni, camion o barconi, per migrare in maniera centripeta, verso i centri nevralgici della macchina capitalistica occidentale.
Come abbiamo visto nel video però, il corpo può anche fermarsi e collassare su se stesso. Rimanere immobile davanti allo schermo, congelarsi come il frame di un vecchio lettore VHS in pausa. Oppure può cercare di trasmigrare attraverso i pixel, nel tentativo di vendersi altrove, ma funziona solo nel caso della prostituzione, perché il capitale non accetta di pagare il lavoro se non può assoggettare anche il corpo.

Vivere tutto il presente possibile perché nel futuro si muore, meglio lasciarlo perdere il futuro, è un rischio inaccettabile. Un presente di godimento illimitato e ignorante sembra l'opzione migliore ma:
- Il corpo che non vive più le stagioni
- Il corpo che non subisce mai il buio
- Il corpo che non vede mai il cielo
- Il corpo che non lavora più con le mani
- Il corpo che è soddisfatto appena la mente desidera
è un corpo che sta perdendo il senso dello spazio e del tempo, che negherà presto i suoi confini fisici e quelli delle cose attorno ad esso, è un corpo che vuole diventare illimitato, proprio come il godimento a cui tende. 
Nel mondo del capitalismo globale realizzato, nessuna persona tollera che il godimento degli altri corpi sopravviva al proprio, è questa la ragione principale per cui non accettiamo di invecchiare e morire.
Smettere di godere significa essere esclusi per sempre dal grande flusso dei corpi.
Diciamo solo che da quando la religione capitalistica ha sostituito quelle tradizionali, la nuova idea di paradiso è rappresentata da un godimento terreno infinito.
La comunicazione pubblicitaria continua e martellante, addestra corpo e mente. Il sistema ci parla attraverso gli schermi, utilizzando le più avanzate tecniche di psicologia visiva. Ogni desiderio, anche minimo, deve trasformarsi in appetito compulsivo, scopo della propaganda pubblicitaria è far percepire i bisogni secondari come appetiti imprescindibili, facendo leva sulla paura dell'esclusione dagli status sociali e sugli appetiti primari, la fame e il sesso.

Le tendenze
Un corpo si soddisfa solo in mezzo a corpi che si soddisfano nella stessa maniera (simils simili gaudet). Se un corpo più ricco soddisfa i propri desideri in maniera diversa, gli altri corpi più poveri, cominceranno a desiderare la stessa cosa. Variando continuamente l'estetica dell'oggetto del godimento e aumentandone arbitrariamente il valore, si corrompe l'etimologia stessa della parola desiderio, trasformandola in bisogno ossessivo. Orologi, macchine, tecnologia, tutto si modifica esteriormente ma rimane sostanzialmente uguale.

Il corpo che non muore
Il corpo vecchio desidera comunque, anche mentre muore, non smette mai di avere smania, di sottomettersi al bisogno vorace di sbranare tutto l'esistente. La morte è taboo in quanto fine della possibilità di godimento.
Il mondo dove l'uso del corpo viene progressivamente escluso da tutte le attività fisiche, a parte il godimento, è un mondo in cui i corpi sono sottoutilizzati e quindi non accettano più di morire.
La morte è immobilità, fissità, il contrario della morte è il movimento, tramite l'ipercinesi combattiamo la fine.
Una volta i corpi rallentavano prima di trapassare, i vecchi morivano sereni, il corpo sapeva accettare la vecchiaia ed aspettare la morte. Oggi i corpi muoiono sempre più spesso in movimento,
basti pensare ai defibrillatori sul backstage dei concerti del Rolling Stones, ognuno con un pezzo di scotch di carta, recante i nomi dei componenti della band.

Il corpo nel tempo libero
La testa comanda al corpo di agitarsi come un golem, movimenti spesso inutili e fini a se stessi. Corpi che circolano senza meta, dentro cubicoli di metallo, attraverso tubi di cemento, come cybervermi, attorno e dentro le città stracolme di corpi. Corpi distratti dalla dittatura dei colori digitali, tra le corsie di supermercati grossi come paesi, corpi che si dimenticano dove andare mentre ci stanno andando.
La danza molle degli zombi, in preda alla magia dei pezzetti di carta e metallo. Noi siamo il reattore organico e caldo, così ci esprimiamo, questi movimenti pulsanti sono le convulsioni del nostro corpo collettivo. É la vita col suo ritmo ancestrale, che si confronta con la modernità, l'unico scopo di tutto questo è esorcizzare la morte.

Non a caso i  copri giovani che hanno più forza, ma la possono esprimere ancora meno di quelli vecchi, abitano i margini della realtà. Essi si agitano scomposti dentro discoteche o fabbriche, possedute o abbandonate dai vecchi. Al ritmo di suoni che della musica conservano solo più una percussività ossessiva e ventricolare. Il corpo drogato riesce ad amplificare chimicamente un godimento che come gli altri, tenta strenuamente di sottrarsi all'unica vera legge del mondo reale, il limite.

Il corpo autolesionista
Il corpo autolesionista è quello che vive di più nel presente, egli gode del piacere immediato senza pensare alle conseguenze dannose. Il vero autolesionista tenta di sconfiggere il disagio di vivere, egli sarebbe disposto a spingersi anche oltre il limite, se il godimento massimo e la morte si equivalessero annullandosi.
Fino ad oggi nessuna tecnica e nessuna sostanza hanno dato buoni esiti in tal senso, sofferenza e limite sono inscritti nel codice della vita. L'enorme fiume superficiale di godimento illimitato che abbiamo creato, non ha fatto altro che peggiorare la realtà che ci sforziamo tanto di non abitare.

I corpi vietati
Il corpo che rallenta, passeggia, come anche quello che si rilassa o contempla non è più ammesso, è un corpo che non consuma, non produce e muore troppo lentamente. Il flusso quindi lo emargina, lo esclude, lo impoverisce fino a ridurlo al minimo. La vita ridotta al minimo è una vita da spettatori, davanti ai computer, davanti ai macchinari della fabbrica, davanti al semaforo, in fila, davanti agli schermi televisivi etc...
Guardare la vita attraverso una finestrella elettronica, stando chiusi dentro una stanza buia, crea un senso di disagio che gli schermi, sempre più pieni di colori, non riescono più a contenere.
La stanza dello schermo ha risucchiato anche l'ufficio, finalmente si lavora da casa, ma non esiste più il lavoro. Il tuo lavoro oggi, come anche la tua casa e il tuo internet cafè, sono nella stessa stanza, il posto dove tu diventi vicario dell'essere umano, il custode dell'oggetto tecnologico.
La rete cerca di intrappolare sette miliardi di mosche inebetite, oltre quella la rete c'è la merda reale, ma solo i mosconi vip la possono assaggiare.

Conclusioni
La sabbia pubblicitaria sta erodendo tutto.
Altro che navigare
altro che possibilità infinite
altro che rivoluzioni su facebook,
esistono solo più due classi sociali, chi compra e chi vende.
Qui tutto punta alla vendita e se non possiamo comprare, il sistema farà di noi dei venditori.
Chiunque non si allinei finisce abbandonato in un internet cafè.
Così il corpo che aspetta di morire diventa a-spettatore, si intrattiene in un mondo virtuale, mentre quello vero ha sempre meno bisogno di lui.
Altro che acqua su marte
altro che vita sugli asteroidi
altro che nuovi pianeti da riempire d'immondizia quando il nostro sarà pieno.
Questo è il de-genere umano al suo culmine,
la vita per come si prefiggeva di diventare sin dall'inizio,
un cancro che divora i pianeti
o almeno ci sta provando.

Fuori di qui il vuoto resiste
almeno lui
è tutto.

Sembrava avere senso il 18 gennaio 2017


If the virtual space disintegrates body and permanent address

The fragmentation of reality is another factor of modernity convenient for capital, that process is contributing to personal enrichment of very few people, but let's see how.
Unlike most of us, someone actually live in real world, they can enjoy life using their bodies and not through external devices, they can also enjoy a spectacular view directly from their home, whenever they wish.
The more your body is alive in the real world, the less you are enslaved by technology objects mediators of reality.
The common man is becoming inhabitant of large virtual spaces, but there are people who live in a large architectural and very real spaces (without too many monitors or TV screens around).
The reality needs to disintegrate itself into tiny particles, cause each of these has to be salable.
The old concept of home, made of multiple rooms it's going to chip away, and soon it could end up sucked into the black hole of the screen.


The machine is hungry for bodies, it attracts them but it's no longer able to handle them, and we have not been able to interpret the changes that we have generated, our disvantage is nothing but a symptom of that.
Modern cities are hodgepodge of architectural styles, compressed and piled on each other like semi-crushed wafers, urban areas are invaded by roads and streets, surrounded by kilometers of highways. These paths are designed and functional only to vehicles and goods.
The bodies themselves have become commodities to carry for the exclusive use of capitalism. Every body has to be consumed through subservient job, and dragged to the main consumerism locations, the thousands mouths of the city.
But the job is becoming thin and it will eventually disappear, because all the goods are unsold, except for the small amount of bodies (especially young ones) that remains to sell off cheaply. In this case therefore, the bodies must move from around the world (with planes, trains, trucks or barges) and migrate in a centripetal path, to the nerve centers of the western capitalist machine.
As we saw in the video, the body can also stop and collapse on itself, standing still in front of the screen, such as freezed frame of an old VHS player, or it can transmigrate through the pixels, trying to sell itself elsewhere, but it works only for prostitution, because the capital agree to pay for the job, not only if brain, but even the body is subjected to its power.

We have to live in the present, only in the present and by the present, because in the future we will die, we'd better leave the future alone, cause it's an unacceptable risk. A present of unlimited and ignorant enjoyment seems the best option for everyone, but if:
- We no longer live seasons
- We never suffer from lack of light
- We never see the sky
- We no longer works with our hands
- When we desires, we are immediately fulfilled.
We will end up lose the sense of space and time, and we will soon deny the physical boundaries of our bodies, as the ones of the things around us. We are trying to become unlimited, just like the enjoyment that we crave for.
In the world of global capitalism, no one tolerates that the enjoyment of other bodies survive their own, this is the main reason why we don't accept to grow old and die.
Stop enjoying ourlselves, means being excluded from the great flow of bodies.
Let's just say that since the capitalist religion has replaced the traditional ones, the new idea of heaven is represented by an earthly infinite enjoyment.
The continuous and pounding advertising propaganda, trains our body and mind. The system is using the most advanced techniques of visual psychology, teaching us through the screens. Every desire, however slight, must become a compulsive appetite, the purpose of any advertising campaign is to make us perceive the secondary needs as essential ones, relying on our fear of exclusion from social status and leveraging on our primary appetites, hunger and sex.

Trends
We enjoy ourself only among bodies that are enjoyed in the same way (similis simili gaudet). If a richer people fulfills his own desire with different object, then we will begin to desire the very same object. The strategy of power is to keep changing the aesthetic of objects to sell, increasing its value arbitrarily. In this way the power corrupts the very etymology of the word "desire", transforming its meaning into "obsessive need". Watches, cars, technology, everything changes outwardly, substantially remaining the same.

The undying bodies
The old body still crave, even when it's dying, it never ceases to have mania, to submit itself to the voracious need to devour the reality. Death is taboo, because it represents the end of the enjoyment.
The world where the use of body is gradually excluded from all physical activities, apart from enjoyment, is a world in which all the bodies are underutilized and therefore, death is no longer accepted.
Death is immobility, fixity, the opposite of movement, through hyperkinesis we fight the end of life.
In the past, the bodies slowed down before passing away, old people died peacefully, they accepted aging and waiting for death. Now we are dying more and more often on the move.
You just need to think about the defibrillators on the backstage of the Rolling Stones concert, one for each member of the band.

Free time bodies
The head commands the body to get excited like a golem, movements often useless, that ends in themselves. Bodies circulating aimlessly inside metal cubicles, through concrete pipes, as cyber worms, around and inside cities overflowed with bodies. Bodies distracted by the dictatorship of digital colors, between lanes of supermarkets large as countries, forgetting where we go as we go.
The flabby zombies' dance, hypnotized, in the grip of magic pieces of paper and metal. We are the organic warm reactor, that's the way we express ourselves. These throbbing movements are the convulsions of our collective body. We are alive thanks to its ancestral rhythm, it's confronting with modernity, and its only purpose is to exorcise death.

Not surprisingly, the young body can't use its strength, young people inhabit the margins of reality. Their bodies shake randomly inside clubs or factories, owned or abandoned by old people. They follow the sound that we can no longer consider music, but a continuous percussive, obsessive and ventricular bum bum. The body chemically addicted amplifies the enjoyment that (just like other form of enjoyment) tried valiantly to escape the one and only true law of the real world, the limit.

The self-destructive body
The self-destructive person is the one who lives more in the present, he enjoys the immediate pleasure without thinking about the harmful consequences. The true Self-defeating personality try to defeat the discomfort of living. He would also be willing to go beyond the limit, if the maximum pleasure and death were equivalent, erasing each other.
To date no substance or technique gave us good results in this regard, suffering and limits are both inscribed in the code of life, and the huge shallow river of unlimited enjoyment that we have created, has done nothing but worsen the reality we do not want to live in.

The banned bodies
The body that slow down, walk, is relaxed or contemplate is no longer allowed, is a body that does not consume, does not produce and dies too slowly. The flow then marginalize that bodies, exclude them, it impoverishes and reduce them to a minimum. Life reduced to a minimum is a waiting life, in front of the computer, in front of machinery, or traffic lights, in a row, in front of television, screens etc ...
Most of us are looking at life through an electronic window, often we are locked in a dark room, we suffer from a common sense of unease that screens saturated of color can no longer contain.
The screen room has also sucked the office, finally you work from home, but there is no more work. Your job today, your office, your home and even your personal internet cafe it's in the same room, the place where you become the vicar of human being, the neo-human, the guardian of the technology object.
There is only one big network full of virtual shit, that tries to trap seven billion of dazed flies, over that net there's the real shit, but only the vip flies can taste it.

Conclusions
The advertising sand is eroding everything.
Surfing the net?
Endless possibilities?
Revolutions on facebook?
There are only two social classes by now, buyers and sellers.
The entire network is designed to sell, and if we can't be buyers, the system will transform us into sellers.
If you are not aligned, you could possibly end up abandoned in an internet cafe.
So the body waiting just to die is the body of a viewer, he entertain himself in a virtual world, while the real one no longer need him.
Water on Mars?
Asteroids life?
New planets to fill with garbage, when our will be full?
This is the de-generated mankind at its finest,
life as it was intended to become since its inception,
or at least it's trying to.

Ouiside here, the void still resists
at least it
that's all.


It seemed make sense to me, on January 18, 2017