Il dominio della copia

Processi imitativi perfetti, copie perfette, mimesi perfette. Dal momento in cui, con l'ausilio della tecnica siamo in grado di produrre copie indistinguibili dal reale, ogni processo di riconoscimento dell'altro, inteso come altro organico o no, diviene più complicato e in qualche caso, quasi impossibile.

Le immagini di visi elettronici e fotoritoccati prendono il nostro posto, le preferiamo a noi. Nello stesso modo, chissà che gli attori cinematografici non stiano per cedere il posto a degli avatar elettronici più longevi, più economici e meno capricciosi. Una copia del tutto sta per sostituire l'esistente, con il bene placido degli spettatori umani divertiti e lusingati dalla loro idea di progresso.

Voglio essere immortale e per sempre bellissimo, ma la copia pittorica o la foto non mi bastano più, esse sono immobili, statiche, morte. Pretendo di essere imitato da qualcosa che sembri vivo, che confonda gli altri. Tra un paio di generazioni forse, gli obesi di tutto il mondo collegheranno i loro genitali in rete, mentre i loro avatar in forma di automi sintetici, faranno sesso in una stanza dall'altra parte del mondo. Il principio è molto semplice, se qualcosa di sintetico comincia ad agire nel mondo in un dato momento, niente di organico potrà occupare lo stesso spazio nello stesso momento.

Come copie assistite dalla chirurgia estetica e dalle nuove ideologie tribali, la donna che diventa uomo, o l'uomo che diventa donna, pur non essendo biologicamente tali raggiungono il loro scopo quando sono indistinguibili.

La parte povera del pianeta non fa più rivoluzioni, ma tenta di assurgere al ruolo di borghesia emigrando e cercando di imitare gli atteggiamenti e l'estetica delle altre culture. Siamo tutti la copia di un consumatore occidentale e vagamente americanizzato. L'immigrato moderno che è tanto caro alla narrazione mainstream, viene rappresentato sempre come un povero senza cibo o un rifugiato di guerra su un gommone. Se consideriamo invece i numeri e i paesi di provenienza dei maggiori flussi migratori sul pianeta, dobbiamo constatare  che questi sono costituiti in realtà da migranti economici che partono in piena salute e disponibilità di mezzi da paesi non in guerra. Aspiranti consumatori che anelano ad esistere in mercati più grandi e competitivi. Copie ansiose di imitare la cultura che li ospiterá nel tentativo di acquisire diritti e ricchezze simili. Sembrano immuni da questa mimesi borghese l'islamismo e le dittature più radicali, ma l'appiattimento culturale indifferenziato del consumatore moderno, prima o dopo arriverà ovunque.

La Food And Drug amministration americana stabilisce il pericolosissimo principio secondo il quale, se un prodotto di bio-ingegneria assomiglia ad uno naturale per più di una percentuale data, in termini di legge quel prodotto è da considerarsi naturale. In accordo con la tesi iniziale quindi, il processo di produzione/copiatura dell'esistente, prende il posto di ciò che c'era originariamente, venendo considerato migliore perché più performante dagli standard moderni.

Il test Di Turing stabilisce che una macchina possa essere intelligente sulla base del fatto che il suo interlocutore umano non vedendola, ma interagendo con lei da uno spazio separato, non si accorga che essa è una macchina. Di nuovo intervengono la copia e l'inganno della mimesi perfetta, che sono alla base di questo processo. Oggi riteniamo che un'intelligenza artificiale sia performante, quanto più questa agisca nel mondo, senza che la comunità umana se ne accorga.

I sacerdoti della tecnica sorridono con un'espressione di paternalismo compiaciuto sul volto.

Perche stiamo andando in questa direzione e cosa ci aspettiamo di ottenere?

L'intelligenza artificiale spesso appare performante solo per la complessità di realizzazione che attende chi si appresta a progettarla e il livello di complessità nel quale agirá. Ma una volta costruiti, i figli handicappati della tecnologia non riescono ancora a sopravvivere nel mondo reale. Perlopiù fino ad oggi, questi golem hanno prodotto cambiamenti sociali a scopo di lucro o potere politico. Chi ha inventato lo scalpello aveva idee molto meno grandiose e questo strumento, nella sua semplicità resiste invariato nel tempo ed ha prodotto meraviglie artistiche. Al contrario le intelligenze elettroniche e i sistemi operativi promettono spesso miracoli che non riescono a realizzare per poi finire soffocati, mentre sono ancora giovani, dai loro figli. I nuovi sistemi operativi si mostrano spesso con vestiti più sgargianti e funzionalità invariate, se non addirittura peggiorate.

Consumare significa ridurre a zero, in pratica il contrario di creare. Le macchine non potranno mai essere veramente creative, ne vere consumatrici, non come lo siamo noi. Gli esseri umani hanno due priorità, duplicarsi e distruggere, sono cioè distruttori e divoratori di tutto ciò che esiste, inoltre ciò che vive tende a riempire gli spazi rimasti (sempre più angusti) con copie di se stesso e spazzatura. Il cyber capitalismo ha ancora bisogno di bestie umane, perche queste consumano l'esistente. Le macchine anche quando distruggono ciò che esiste, hanno ancora bisogno di piloti umani. Un mondo dove le macchine consumassero o si duplicassero in maniera autonoma sarebbe uno scenario da incubo.

Le intelligenze artificiali oggi scrivono libri e articoli di giornale, senza che nessuno se ne accorga. Tutto questo avviene perché il livello d'intelligenza umana e di conseguente capacita critica, si stanno abbassando notevolmente. In mezzo a tanti libri e articoli di giornale poco interessanti, è facilissimo mimetizzarsi. Se accettiamo la premessa che una macchina non è un essere vivente e non sarà mai intelligente nella stessa maniera, dobbiamo dedurre, dato l'aumento di performance innegabile delle intelligenze artificiali, che sia da prendere in considerazione il fatto che noi stiamo modificando il concetto d'intelligenza e la realtà, per renderli più agevoli alle macchine. Il fatto che l'uomo comune non distingua tra un libro scritto da un essere umano o una I.A., non garantisce la qualità di quel libro. In realtà questa mimesi sta producendo solo un appiattimento generale dell'originalità, in tutti i settori. Questo perché la scintilla creativa e l'intuizione che sono prerogative tipicamente umane, hanno a che fare con il momento presente e una visione creativa del futuro. Un'intelligenza artificiale che imiti tutto questo, un secondo dopo essere stata creata, produrrá copie di processi creativi che prenderanno spunto solo dal passato e non riusciranno mai a immaginare il futuro in maniera creativa.

L'errore nel gioco della creazione del nuovo, rende le cose più umane, a volte tristi, comiche o imprevedibili. Oggi le macchine sono migliori di noi in molti giochi da tavolo, ma le partite che giocano sono noiose e fredde macchinazioni, frutto del puro calcolo.

Negli scacchi ad esempio, la presenza ossessiva delle intelligenze artificiali e della registrazione di tutte le partite passate ha portato la creatività e il genio che sembravano tipiche in questo particolare gioco ad una sorta di esaurimento. I giocatori oggi competono in particolari tipi di partite con modalità di velocità simili a quelle che potrebbero sopportare macchine da calcolo complesse. Una volta di più non abbiamo adeguato l'intelligenza artificiale al nostro modo di agire ma noi stessi al suo.

Se invece ci allontaniamo dagli scenari complessi ma contenuti di un gioco da tavolo ed entriamo nella realtà caotica delle cose umane, quando un'automobile guidata da un'intelligenza artificiale viene lasciata completamente sola nel mondo reale, succedono veri e propri disastri.

Dobbiamo quindi modificare anche il paesaggio e le architetture umane per far sembrare che il nostro golem sia migliore di noi?

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