Psicopattini elettrici


Prologo

Da un po' di tempo il mio telefono si spegne a caso. Oltre a questo, dopo il messaggio "la batteria si sta consumando troppo velocemente vuoi attivare il risparmio energetico?" l'ho autorizzato stupidamente. Da lì in poi lo schermo del telefono va in stand by ogni 5 secondi lasciandomi credere che sia morto. Per aggiungere un po' di pepe al tutto, il tasto laterale per riattivare lo schermo è rotto. Bisogna premere forte e più volte, per capire se sia davvero spento o solo in stand by. Diciamo che gli ingredienti per il cocktail del nervosismo sono pronti per lo shaker.


L'inizio del disastro 

Gita a Torino, io e C. parcheggiamo in Corso San Maurizio e camminiamo verso il centro, arrivati davanti a Palazzo Nuovo ho la brillante idea e dico: "prendiamo i monopattini?" Trent'anni fa avrei dato il documento e cinquemila lire a un tizio. In un tempo stimato di due minuti, avrei avuto il monopattino. Oggi grazie al superlativo avanzamento tecnologico mi perdo mezz'ora di vita tra app, funzionamento delle stesse, registrazioni e conferme varie.

Alla fine ce la faccio. Inquadro il codice QR sul trabiccolo e una voce robotica in inglese dice "welcome on board". Prendo l'attrezzo e accelero, nulla. C. mi guarda come una ranocchia sul loto, pigio, muovo di tutto, ci salgo e mi do la rincorsa, gli parlo. I passanti e gli studenti dalle case intorno cominciano ad interessarsi al vecchio che bisticcia con il nuovo. 


La tempesta perfetta

Un'euro e quaranta dopo (due minuti a occhio e croce) lo rimetto a posto di fianco a tutti gli altri, clicco sul telefono "fine corsa". La app mi chiede di fare una foto e il tassametro si stoppa. Una piccola vampa e il diavolo compare divertito sopra un lampione. Intestardito inquadro un' altro monopattino, messaggio di benvenuto a bordo e lo schermo del telefono si spegne. Immediatamente penso che sia morto. Panico, come un shampoo all'azoto liquido. Mi muovo con lo schermo spento in avanti e due degli altri monopattini dicono "welcome on board, your money is our honey!" clicco il tasto laterale ma lo schermo non si accende, a questo punto il telefono è proprio morto. Un'profluvio di bestemmie si promana da me è potente e scricchiolante, come un incendio in una chiesa messicana. C. ormai abituata ai miei eccessi, tira fuori una siringa e comincia ad aspirare del valium da una boccetta. Io intanto tiro calci e pugni scomposti per aria. Faccio cadere tutti i monopattini tipo domino, ancora bestemmie, calde come piogge primaverili su giovani amanti. 


San Vito Dancing Club

Penso a tutte le opzioni possibili, non mi viene in mente nulla. Ci sono! Corro verso la macchina. Scatto venti metri, ho male al petto. Mi fermo a metà strada di fronte a un negozio di fotocopie. A quel punto un sospetto fioretto mi trafigge in petto, se metto il telefono sotto carica poi come faccio a tornare lì per fare la foto ai monopattini? (Dato che non tiene la carica e si spegne). Lacrime di nervoso come petrolio infuocato sgorgano dai miei occhi malefici.

Intanto il diavolo sul lampione ridacchia mangiando pop corn.

In preda alla disperazione mi ricordo che nel portafoglio ho il cazzillo per aprire la chassis della SIM, C. a quel punto mi ha raggiunto, idea! Scambio di telefoni. Smonto tutto convulsamente in mezzo alla strada.

C. prova a calmarmi ma ormai sono pazzo duro, il cazzillo cade, lo ritroviamo.

La realtà mi picchia in faccia come il bullo nel cortile della scuola, se scambiamo SIM passeranno ancora venti minuti tra scarico app e iscrizioni varie, non funzionerà.

Tento il tutto per tutto, arrivo alla macchina e metto il telefono sotto carica.

iI livello di bestemmie si abbassa ad un lirismo sommesso e infiorettato, tipo lettura di poesie nel Greenwich Village.

Tre minuti seduti in macchina, C. prova a buttarmi addosso dell'acqua santa, l'ultima volta ha funzionato. Nulla, l'acqua evapora prima di toccarmi.

Poi senza dire niente, provo il tutto per tutto, mi alzo come un vecchio Flash dalla sedia a rotelle della casa di riposo per supereroi, stacco il telefono e corro.

Tutto rallenta, i pop corn cadono dalla bocca del diavolo che, vedendomi girare l'angolo, spalanca gli occhi da sopra il lampione.

La gente dai balconi sente un fremito elettrico nell'aria tipo ritorno al futuro e si gira appena prima di rientrare in casa, supero di nuovo il negozio di fotocopie, arrivo di fronte ai monopattini, apro la app, clicco termine corsa, mi chiede di fare la foto, fotografo tutto, la app di dice, sono 3 euro e 40, vuoi lasciare un commento? 

C. intanto mi ha raggiunto paziente come un buddha. Prende il mio braccio con la dignità di un'infermiera specializzata in specie aliene. Poi mi sussurra tranquilla come un carillon in una soffitta di Parigi "ti serve un telefono nuovo".

Abbiamo continuato la nostra passeggiata verso la fiera delle piante strane in piazza Vittorio.

Ho comprato una pianta carnivora.

1 commento:

  1. In questo racconto-diario il piccolo Buddha che risiede in ognuno di noi viene deliberatamente preso a schiaffi dalla vita reale...hahaha le avventure del Taser non deludono mai

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