Il perdono di Prometeo




Non ho mai perdonato nessuno perché prima di tutto non perdono me stesso.
Non mi perdono di essere nato in questo mondo, la mia incomprensione del quale è tale, da non farmi sentire neanche lontanamente simile a questa razza con cui non condivido nulla, nemmeno le sembianze. Già, non perdono il mio volto, mi guardo allo specchio fin da quando ho memoria, ma non mi sono mai riconosciuto, mi sento estraneo agli altri e al mio corpo. Non lo perdono questo sarx phaghein, sempre malato e bisognoso, la prigione che ho accudito per tutta la vita e che non mi ha mai dato nessuna soddisfazione, se non negli eccessi piacevoli di sostanze velenose a cui l'ho sottoposto per vendicarmi, appena ho capito quanto era debole e caduco.
Il sesso di per sé lo perdonerei, se non fosse così costretto dai dogmi religiosi, dal perbenismo e dai costumi mercantili in genere, tutte cose di cui riusciamo a liberarci (nel migliore dei casi) quando si comincia ad esser troppo vecchi per godere appieno dei piaceri carnali.
Non perdono la vita, perché combatte il pensare con tutte le sue forze, tanto più un essere umano è vivo e tanto meno pensa. L'inizio dell'esistenza coincide da subito con la lotta strenua per trattenere i pensieri, i quali peró, per loro natura viaggiano liberi nello spazio, inadatti ad essere contenuti ed espressi da creature così barbare. Lotta inutile la nostra, destinati come siamo con l'andar degli anni, ad assistere all'indecoroso disfacimento del nostro cervello. Gli istinti invece prevalgono sempre, rimanendo più forti della vita e per tutta la vita, anche nel corpo malato o morente.
Non perdono l'habitat umano, la terra è sempre stata inospitale. Nessun ambiente in realtà è adatto all'uomo, la natura ci è nemica, ma anche gli ambienti artificiali lo sono. Le mura e le strutture architettoniche urbane, sono state sempre e solo funzionali al potere dominante, piuttosto che al buon vivere comunitario. Gli enormi agglomerati, gli ammassi verticali di blocchi abitativi e le gigantesche arene commerciali di oggi, altro scopo non hanno se non il concentramento dei corpi. Questi blocchi di cemento che oscurano l'orizzonte non sono che le vestigia di una società capitalistica al collasso, le componenti logore e ormai inservibili del dispositivo dell'alienazione sociale, la malattia che si alleviava tutti i giorni col consumo indiscriminato di merci inutili.
Non perdono i miei nemici, perché se non non li avessi mai incontrati la mia vita sarebbe stata migliore. Chiunque con la propria ignoranza o con il corpo mi abbia usato violenza, meriterebbe di non esistere, è possibile altresì che siano essi stessi parte integrante di questo supplizio chiamato vita. 
Non perdono i miei amici, perché a lungo andare si sono sempre rivelati nemici, tutti attori mediocri per convenienza o solitudine, i pochi che mi sono stati cari, furono per me una scommessa, quasi sempre persa.
Non perdono la famiglia, perché quando sono nato si era già disintegrata, assieme al lavoro, alla coppia e a tutti quei valori tipici delle società passate, che esplodevano rigogliose e prospere come le piante a primavera.
Non perdono dio, perché se esistesse sarebbe imperdonabile.
Non perdono la speranza, che è andata in giro a braccetto con la religione per secoli, lavorando in terra per i potenti e altrove per la morte.
Non perdono i bambini perché sono protomostri, la natura li rende belli e irresistibili perché lì si accudisca con amore, ma appena si emancipano, mostrano la loro vera natura di scimmie, andandosene in giro distruggendo e divorando tutto l'esistente.

In fine non perdono me stesso, perché la mia incapacità di perdonare tutto quello che esiste, mi ha reso il demonio che sono; solitario e nero divoratore di libri e di sapere, alla ricerca di una verità che io già so esser celata alle cose umane, proprio a causa della loro natura miserabile e indegna.




I've never forgiven anyone, because first of all I do not forgive myself.
I can't forgive myself to be born in this world, my misunderstanding of it is such, that I don't even feel remotely similar to the human race, with which I do not share anything, not even the aspect. Yes, I do not forgive my face, I look in the mirror since I can remember but I never recognized myself, I feel like alien to other people and to my body. I do not forgive this sarx phaghein, always sick and needy, the prison that I have always looked after, the one that never give me any satisfaction, if not in the excesses of pleasant and poisonous substances with which I doped it, to take revenge on it, as soon as I realized how it was weak and frail.
I would forgive sex, if it were not so constrained by religious dogma, conformism and mercantilism in general, things that we get rid of (at best) when we are too old to full enjoy the carnal pleasure.
I do not forgive life, because it fights thoughts with all it's strength, the more a human being is alive, the less he thinks. The beginning of existence coincides for the human being, with a strive to hold the thoughts, which however, by their own nature free float in outer space, unfit to being contained and expressed by creatures so barbaric as we are. That fight is useless, because in oldness we are destined to witness the undignified crumbling of our brain. Instinct instead always prevail, it remain stronger than life, even in sick or dying body.
I don't forgive the human habitat, the Earth has always been inhospitable for us. No environment is actually suitable for the human race, nature (like artificial environments) is the enemy. The nowadays huge agglomerations, the vertical clusters of residential blocks, the gigantic commercial arenas, have no other purpose except the concentration of bodies. These concrete blocks that obscure the horizon, symbolize the collapsing vestiges of the capitalist society, the worn and useless components of the social alienation device, that was used to generate the disease alleviated every day, by the indiscriminate consumption of unnecessary goods.
I do not forgive my enemies, because if we'd never met, my life would be much better. Anyone who, by his ignorance or his body wounded me, he deserves to have never existed, it is possible also, that he is an integral part of this torture called life.
I don't forgive my friends, because in the long run, they have always revealed themselves as enemies, they were mediocre actors, led by convenience or loneliness, and when I cared about few of them, it was a bet, in most cases lost.
I don't forgive family institution, because when I was born it was already disintegrated, along with job, marriage and all those values typical of past societies, exploding lush and prosperous as the spring plants.
I do not forgive god, because if it had existed it would be unforgivable.
Don't forgive hope that goes around arm in arm with religion for centuries, always working on Earth for the establishment and elsewhere for the death.
I don't forgive children, because they are proto-monster, nature makes them beautiful and irresistible, because they have to receive love and care, but as soon as they become emancipated, they show their own true nature of monkeys, going around destroying and devouring everything exists.

In the end I do not forgive myself, because my inability to forgive the existence, make me the devil I am. I'm the lonely and black devourer of books and knowledge, forever looking for the supreme truth, the one which I already know hidden to human race, precisely because their miserable and unworthy nature.


                                          

Nicolas-Sébastien

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